mercoledì 13 giugno 2012

AIDS: scoperto perchè alcuni riescono a sopravvivere all'HIV

Promettenti i risultati di un nuovo studio sulla resistenza al virus dell'HIV. Un team internazionale di ricercatori guidati dal Bruce Walker del Ragon Institute in Massachusetts, USA, ha infatti scoperto come mai alcuni individui (circa 1 su 300) presentano la capacità innata di controllare l'HIV senza fare ricorso ai farmaci.
Lo studio, pubblicato su Nature Immunology, mostra come questi individui presentino un ceppo specifico di cellule immunitarie 'killer', molto efficaci contro il virus. "Ogni essere umano presenta delle cellule dette linfociti T citotossici (CTL). Tuttavia, nonostante vengano prodotte in grandissime quantità durante un'infezione da HIV, queste non sono efficaci contro il virus; a meno che non appartengano a uno specifico ceppo che presenta un recettore in grado di riconoscere il virus" ha spiegato Walker.
"Finora, la produzione di un vaccino contro l'HIV è stata inefficace perchè si sono prodotte cellule T, ma del tipo sbagliato. Il prossimo passo è ora capire cosa c'è in questi recettori da renderli così efficaci. Ogni nuova scoperta di questo tipo ci porta un passo più vicini alla sconfitta dell'AIDS".

Fonte: http://news.paginemediche.it/it/230/ultime-notizie/malattie-infettive/detail_178531_aids-scoperto-perche-alcuni-riescono-a-sopravvivere-allhiv.aspx?c1=41

Il virus Hiv
MILANO - E' disponibile in Italia e nel Regno Unito il primo farmaco generico per l'Hiv realizzato dall'azienda farmaceutica Mylan. Lo rende noto l' azienda produttrice, precisando che si tratta di ''compresse rivestite con film di Lamivudina da 150 e da 300 mg'', indicato come ''componente delle terapie di associazione antiretrovirale nel trattamento di adulti con infezione da Virus dell' Immunodeficienza umana (Hiv)''.

In particolare, questo prodotto e' la versione generica delle compresse Epivir prodotte da Gsk. L'autorizzazione al commercio in Italia e' stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del primo maggio scorso.

http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/saluteebenessere/2012/06/12/Aids-disponibile-Italia-primo-farmaco-generico-Hiv_7023013.html

mercoledì 4 aprile 2012

Aids: pazienti 'superinfettati' offrono speranza per vaccino

(AGI) - New York, 30 mar. - Le donne infettate con due diversi ceppi di HIV da due diversi partner sessuali sviluppano una risposta immunitaria piu' forte rispetto alle donne infettate da un solo ceppo. Lo dimostra uno studio pubblicato su PLoS e condotto dai ricercatori del Fred Hutchinson Research Cancer Center di Seattle. Questo tipo di infezione doppia viene chiamato dai medici "superinfezione". La scoperta che una miscela di diversi ceppi di HIV puo' essere un modo per innescare una risposta piu' potente del sistema immunitario puo' risultare strategica negli sforzi di sviluppare un vaccino contro l'HIV. I ricercatori hanno monitorato per cinque anni l'attivita' immunitaria di 12 donne superinfettate in Kenya. Rispetto alle donne con una sola infezione, le donne superinfettate hanno presentato circa il 70 per cento in piu' di anticorpi neutralizzanti. In questi casi la capacita' degli anticorpi nel neutralizzare l'HIV e' stata quasi il 50 per cento piu' forte. "Abbiamo trovato che le donne infettate da un doppio ceppo non solo presentavano una risposta anticorpale piu' potente, ma alcune di esse avevano un'attivita' speciale, cosiddetta d'elite, degli anticorpi, vale a dire un'ampia capacita' di neutralizzare una vasta gamma di ceppi di HIV nel corso di un periodo prolungato di tempo", ha affermato Julie Overbaugh, autore principale dello studio. Solo circa l'1 per cento delle persone affette da HIV presentano "neutralizzatori d'elite", hanno concluso i ricercatori.

giovedì 22 marzo 2012

Aids: studio, in alcune citta' Usa tasso Hiv fra donne nere come in Africa

Roma, 9 mar. (Adnkronos Salute) - I tassi di infezione da Hiv tra le donne nere in alcune parti degli Stati Uniti sono simili a quelli registrati nell'Africa sub-sahariana. Lo rileva lo studio Isis (The Women's Hiv Seroincidence Study), presentato alla Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections in corso a Seattle (Usa). Lo studio ha rilevato un tasso di infezione da Hiv dello 0,24% in un gruppo di quasi 2.100 donne, la maggior parte delle quali di etnia afro-americana. Una percentuale cinque volte superiore rispetto alle stime precedenti emesse dal governo federale. Il tasso più alto di infezione è stato rilevato in sei aree geografiche note per essere duramente colpite dall'epidemia di Hiv e dove la povertà è più diffusa: si tratta di Atlanta, Washington DC, Baltimora, Newark (New Jersey), Harlem (New York City) e Wake County (Carolina del Nord). Fra le donne nere si registra un'incidenza 20 volte superiore di Hiv rispetto alle bianche e quattro volte più alta rispetto alle donne latine. Il virus dell'Aids è dunque una delle principali cause di morte tra le donne nere negli Stati Uniti. Per di più, l'1,5% delle partecipanti ha scoperto la propria sieropositività solo dopo l'arruolamento nello studio. "Le donne di colore negli Stati Uniti sono sproporzionatamente colpite dall'Hiv e la grandezza di questa disparità nelle zone più colpite dall'epidemia dell'Hiv evidenzia la gravità del problema", sottolinea l'autore principale dello studio, Sally Hodder della University of Medicine and Dentistry of New Jersey.

Aids, in Lombardia contagi record

Milano - La Lombardia è la regione con maggiore prevalenza di casi di Aids in Italia (seguita da Lazio ed Emilia Romagna), e dei 4mila circa nuovi casi di hiv che si registrano in Italia ogni anno, il 50% sono lombardi. Sono questi alcuni dati presentati da Cristina Mussini, docente di malattie infettive al Policlinico di Modena, in vista della conferenza “Accesso alle cure”, che si apre oggi a Milano.
«Dagli ultimi dati registrati dall’Istituto superiore di sanità - spiega - emergono alcuni cambiamenti importanti nell’hiv e aids nel nostro paese. L’età media al momento della diagnosi è salita, passando da 25 anni nel 1985 a 36,5 nel 2008, mentre sono cambiate le categorie di trasmissione». I tossicodipendenti sono calati nettamente, scendendo dal 74,6% del 1985 al 7,7% del 2008, mentre i casi da contatto sessuale, sia etero che omosessuale, sono in aumento. Sono passati infatti dal 7,8% del 1985 al 75,7% del 2008. Significativa anche la crescita degli stranieri, saliti dall’11% del 1992 al 31,6% del 2008.
E proprio sugli stranieri, il Network persone sieropositive (Nps) ha riscontrato un ulteriore problema. «Alcune comunità, in particolare quella asiatica - aggiunge Rosaria Iardino, presidente onorario dell’Nps - sono impenetrabili. A Milano ci siamo trovati di fronte un muro del silenzio, nonostante i nostri tentativi di contatto con mediatori culturali. È però importante sapere esattamente quante persone siano sieropositive, per fare una lotta seria all’aids. Con il comune di Milano stiamo cercando una strategia comune, abbiamo messo allo stesso tavolo gli ospedali di malattie infettive e vorremmo si facesse altrettanto anche con tutte le associazioni di lotta all’aids».
Al convegno di oggi parlerà anche Amazin Lethi, donna vietnamita trapiantata negli Usa, attrice e conduttrice di successo, da tempo impegnata con la sua fondazione contro l’hiv, proprio per far breccia nella comunità asiatica e far emergere il problema Aids al suo interno
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Gli studi sul vaccino fanno passi avanti

In laboratorio Un preparato ha dimostrato di poter agire contro tutti i genotipi virali


N el 1989 ha scoperto il virus dell' epatite C (la "terza" dopo la A, trasmessa prevalentemente con cibo e acqua contaminate dal virus A, e la B, veicolata con sangue infetto da virus B). Ora, a 13 anni di distanza, Michael Houghton, dell' University of Alberta in Canada, annuncia un esperimento che potrebbe portare finalmente alla costruzione di un vaccino capace di prevenire l' infezione. Il vaccino, derivato da un singolo ceppo del virus C, sarebbe in grado di neutralizzare tutte e sei le varianti del microrganismo che circolano attualmente nel mondo. Al momento non esiste un vaccino anti-C (per la A e la B, invece, c' è); il virus C, infatti, come quello dell' Aids (Hiv), muta rapidamente, sfuggendo al sistema di sorveglianza immunitaria dell' organismo, ed è anche più virulento dell' Hiv: ecco perché molti pensano che, per l' epatite C, sia quasi impossibile pensare a una vaccinazione capace di neutralizzare tutte e sei le varianti del virus responsabili dell' infezione, nonostante alcuni prototipi siano allo studio da tempo. Uno di questi è costruito con le proteine dell' involucro esterno del virus e, una volta somministrato ad animali da esperimento (scimpanzé), si è rivelato efficace, non tanto nell' impedire il contagio, quanto nel ridurre l' evoluzione di un' infezione già in atto verso la malattia cronica (si tratterebbe, dunque, di un vaccino terapeutico e non preventivo). Un altro vaccino terapeutico è stato sperimentato su piccoli gruppi di pazienti infettati dal virus C del genotipo 1 (quello più frequente nei Paesi occidentali, Stati Uniti compresi) e già sottoposti a terapia anti-virale con interferon e ribavirina . Con risultati da verificare. Adesso la buona notizia è arrivata dal meeting annuale dell' American Society Of Advancement of Sciences (AAAS) che si è tenuto a Vancouver dove Houghton ha parlato dei suoi nuovi esperimenti. In uno studio cosiddetto di fase 1, quindi molto preliminare, i ricercatori hanno iniettato il prototipo di vaccino in 60 individui sani, hanno prelevato il loro sangue e lo hanno messo a contatto con i sei differenti tipi di virus C. E hanno scoperto che il sangue (o meglio gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario dei 60 individui) può neutralizzare tutte le varianti. Houghton è ottimista, ma con cautela. Prima di dichiarare vittoria nei confronti del virus C sono necessari altri test e, se tutto funziona, si dovranno calcolare un minimo di cinque- sette anni prima che un potenziale vaccino si renda disponibile nella pratica clinica. A.Bz. RIPRODUZIONE RISERVATA
Bazzi Adriana
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(11 marzo 2012) - Corriere della Sera

Aids: 689.969 telefonate a numero verde Iss in 24 anni, 74,2% maschi

19 Marzo 2012 - 13:28

(ASCA) - Roma, 19 mar - Maschio, under 40, eterosessuale e residente nelle regioni del Nord Italia. E' questo l'identikit di chi si e' rivolto al Servizio nazionale Telefono Verde Aids e Infezioni Sessualmente Trasmesse (Tva/Ist - 800.061.861) dell'Istituto Superiore di Sanita' nel periodo giugno 1987 - dicembre 2011. In piu' di 24 anni di attivita' il Tva/ist ha ricevuto un totale di 689.969 telefonate, potendo in tal modo definire il profilo della persona che predilige il mezzo telefonico per informarsi sull'HIV e sulle Infezioni a Trasmissione Sessuale.

Da febbraio 2012, inoltre, il Servizio di Hiv/Aids/Ist counselling telefonico, collocato all'interno dell'Unita' Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione del Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediata dell'Iss si avvale della consulenza, due volte a settimana, di un legale che fornisce informazioni (in italiano e in inglese) sulla tutela dei diritti delle persone coinvolte nell'infezione da Hiv. La maggior parte delle telefonate finora pervenute riguarda la previdenza e l'assistenza (invalidita', permessi Legge 104/92, indennita', pensioni), la discriminazione e il mobbing sul posto di lavoro, nella scuola e nelle strutture sanitarie, sportive, ricreative. Di frequente le richieste degli utenti che accedono al Tva/Ist riportano episodi di violazione della riservatezza dei dati riguardanti la salute (in particolare la sieropositivita' e la gestione del relativo dato in diversi contesti). Meno frequenti, ma di non minore rilevanza per il carattere estremamente sensibile del tema, sono le richieste di informazione circa le responsabilita' penali in caso di contagio da contatto sessuale.

Delle 689.969 persone che negli anni si sono rivolte al Tva/Ist, il 74,2% sono di sesso maschile.

Il 78% di chi telefona ha tra i 20 e i 39 anni. Inoltre, dal Nord sono giunte 321.670 telefonate (46,6%), dal Centro 196.218 (28,4%), dal Sud 123.495 (17,9%), dalle Isole 43.304 (6,3%). Il gruppo di utenti piu' rappresentato e' costituito da persone non tossicodipendenti che hanno avuto contatti eterosessuali (382.182), in tale numero sono inclusi anche i clienti di prostitute e di transessuali che ne rappresentano il 29,0%. Anche i giovanissimi hanno scelto il Tva/Ist per reperire informazioni; circa 47.000 telefonate (pari al 6,8% del totale delle telefonate pervenute) sono state effettuate da ragazzi tra i 10 e i 19 anni d'eta': il 62,5% da maschi e il 37,4% da femmine.

Da novembre 1995 a dicembre 2011, inoltre, quasi 4.000 telefonate sono giunte da parte di persone straniere, di queste 1.025 (27,6%) da cittadini Africani, 916 (24,7%) da cittadini Americani, 848 (22,9%) da cittadini non appartenenti all'Unione Europea (non Ue), 575 (15,5%) da cittadini dell'Unione Europea (Ue), 324 (8,7%) da cittadini Asiatici e 5 (0,1%) da cittadini che provengono dall'Oceania.

Per 14 (0,4%) utenti non e' stato possibile individuare la provenienza. Solo nell'ultimo anno (1 gennaio - 31 dicembre 2011), il Tva/Ist ha ricevuto un totale di 18.146 telefonate, di queste l'87,5% da persone di sesso maschile.

Infine, da giugno 2010 gli esperti del Tva/Ist rispondono anche su tematiche inerenti le Infezioni a Trasmissione Sessuale (Ist). Tale attivita' di counselling telefonico e' stata avviata nell'ambito del Progetto ''Il counselling telefonico nella prevenzione delle Infezioni Sessualmente Trasmesse'', promosso e finanziato dal Ministero della Salute. Nei primi 18 mesi di lavoro sono pervenute al Tva/Ist 4.296 telefonate, in particolar modo da persone di sesso maschile (92,3%). Durante queste telefonate sono stati posti 18.368 quesiti, che hanno riguardato in particolar modo le modalita' trasmissione (58,3%) e quali esami clinici sono necessari per la diagnosi delle Ist (18,3%).

com-map/cam/alf